Rafforzato il legame tra gli ospedali di Gemona e Tolmezzo
La terza commissione del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia ha approvato ieri il piano sociosanitario per il triennio 2010-2012, che tratta in alcuni passaggi dello specifico rapporto tra l’ospedale di Tolmezzo e quello di Gemona. “Il piano sanitario 2010-2012 ha tenuto conto della situazione esistente nell’area socioeconomica più disagiata della Regione che è l’area montana friulana. Ecco perché, tra le sedi ospedaliere, Tolmezzo non può essere discostata da Gemona in una programmazione sociosanitaria che si rispetti e che salvaguardi anche i territori più emarginati della regione”, questo hanno affermato tre consiglieri PDL Luigi Cacitti, Paolo Ciani e Franco Baritussio, che avevano inserito tre emendamenti che prevedono la continuità, anche per pazienti acuti, dell’offerta sanitaria come unico polo di Gemona con l’ospedale di Tolmezzo. Gli emendamenti sono stati sottoscritti anche da Giorgio Venier Romano (UDC), Ugo De Mattia (LN) e Roberto Asquini (Misto).
“Oggi l’azienda territoriale n. 3 Alto Friuli – rilevano Ciani, Baritussio e Cacitti – si basa su due strutture ospedaliere come Tolmezzo e Gemona che devono trovare nel Piano una dimensione da sanità montana come prevedono le direttive europee, nonché punto di attrazione come già avviene anche per altri territori della provincia e della regione. In questo contesto – proseguono – è indispensabile che l’ospedale di Gemona, oltre a svolgere le funzioni attuali, comprese quelle universitarie, debba vedere potenziato il day ospital, day surgery, day service e dovrà anche fornire risposte alle post-acuzie, una necessità impellente non solo nell’area montana, ma in tutta la regione e non certo un ospizio come pretestuosamente dichiara il sindaco di Gemona”.
“Ecco perché – concludono Ciani, Baritussio e Cacitti – tra le sedi ospedaliere, Tolmezzo non può essere discostato da Gemona in una programmazione sociosanitaria che si rispetti e che salvaguardi anche i territori più emarginati della regione”.
Soddisfatto del piano il presidente Renzo Tondo, che dal proprio blog ha fatto sapere che “È un ottimo risultato e faccio i complimenti all’assessore Kosic, e alla coalizione che ha raggiunto la quadratura su elementi concreti. Si avvia così l’iter per il miglioramento dei servizi nella nostra regione che punta sull’equilibrio territoriale partendo dalla convizione che l’organizzazione sanitaria regionale è unica e non parcellizzata in localismi. Sono soddisfatto per questo ulteriore passo avanti sulla strada delle riforme per questa regione che la nostra coalizione intende portare a compimento”.
Il piano sociosanitario è passato con i voti di Pdl, LN, UDC, Asquini (GM) e Pensionati; contrari PD, Citt, Idv e SA. Nessun astenuto.
Sono stati accolti anche alcuni emendamenti: innanzitutto, l’UDC ha visto riconoscere il ruolo dell’ospedale di Gemona come polo assieme a quello di Tolmezzo anche per i pazienti acuti (emendamento a firma Venier Romano cui si sono aggiunti Ciani per il Pdl, De Mattia per la LN e Asquini del Misto). Proprio la doppia intestazione dell’ospedale Tolmezzo-Gemona ha ottenuto l’unanimità in Commissione.
Ma è passato all’unanimità anche un emendamento sottoscritto dai consiglieri del PD Moretton, Lupieri, Menosso, Menis e Codega, sulle funzioni coordinate degli IRCCS il cui modello organizzativo ed erogativo – è stato scritto – deve essere definito obbligatoriamente d’intesa con le altre Aziende di area vasta e i privati accreditati e con il coordinamento della direzione centrale della Salute. Prima, invece, il coordinamento sulla definizione degli accordi avrebbe dovuto essere dell’Azienda ospedaliera di Pordenone.
L’ordine del giorno invece, proposto da Ugo De Mattia ed Enore Picco (entrambi LN) e accolto dalla Giunta, impegna l’assessore alla Salute Vladimir Kosic a prevedere nelle linee guida per la gestione del servizio sociosanitario del 2011 il coordinamento delle funzioni per la cura delle malattie croniche, in particolare del diabete, per favorire la più ampia accessibilità ai servizi su tutto il territorio.
Entro il 2025 si prevede, difatti, il raddoppio dei casi di questa patologia, un aumento dovuto alla maggiore incidenza che avrà l’obesità. Secondo i proponenti è necessario prevedere una capillare presenza di ambulatori medici adeguati alla cura della malattia in tutte le sue manifestazioni.
Infine, le dichiarazioni di voto.
Prima marciavamo con un trend di crescita di 100 milioni all’anno, ha affermato Daniele Galasso, capogruppo del Pdl. E avevamo dei servizi sui bisogni nuovi? No. Carenza su tutto e aumento dei costi, questa è l’eredità che il centrosinistra ci ha lasciato. Abbiamo iniziato un percorso di cambiamento per superare le carenze che vanno a colpire le fasce deboli della popolazione.
Il risultato finale è accettabile, ha sottolineato, Roberto Asquini, Gruppo Misto, non lo è il metodo: i cittadini, i sindaci, hanno fornito indicazioni da mesi, sembra che queste istanze non siano state sentite dall’assessore che ha applicato in modo burocratico e amministrativo il Piano. Il ruolo dell’assessore è politico, eppure abbiamo dovuto spingere per portare avanti quello che era ed è il nostro programma elettorale. Mi auguro che tutto questo porti a una riflessione.
Secondo il capogruppo dell’UDC Edoardo Sasco sono stati quattro mesi di intenso lavoro e il Piano che ne esce è migliorato molto: non si chiude alcun ospedale, si razionalizza con equilibrio, non si fanno rivoluzioni, si va a sperimentare dove non si hanno certezze. Per quanto concerne le cure agli stranieri clandestini il Piano demanda a quelli attuativi delle diverse Aziende, ed è l’impostazione giusta. Con la certezza che i diritti in capo anche agli stranieri clandestini, che non sono privilegi, verranno garantiti.
Per Ugo De Mattia, la Lega Nord ha votato a favore perché con questi aggiustamenti si ricorda che la clandestinità, per norma dello Stato, è un reato, e questa è la base di partenza per una riforma del sistema sanitario.
Stefano Pustetto, della SA, ha ribadito: è un Piano pieno di contraddizioni, non si può essere coerenti con i più deboli come vuole la Lega. Quello che serviva era dare un indirizzo, una strategia più precisa nella sanità e nel sociale proprio perché abbiamo meno risorse.
Sergio Lupieri (PD) ha ricordato come il Piano non metta al centro la persona ma l’economia, e il solo parametro finanziario non basta. Le risorse per sostenere e potenziare l’offerta la Giunta le intende reperire nelle economie di spesa e con forme di contribuzione integrativa che saranno a carico dei cittadini.
Per Luigi Ferone, del Partito Pensionati, il Piano è accettabile, tende a eliminare carenze presenti comunque in una sanità di eccellenza. Avendo le risorse si può dare tutto a tutti, oggi le scelte devono essere diverse. Le polemiche sugli ambulatori per i clandestini? E’ riduttivo fermarsi a discutere soltanto di questo.
(fonte: Agenzia Consiglio Notizie)

Qualcuno mi spiega cosa vuol dire: “…Tolmezzo non può essere discostata da Gemona …”? E’ tutto qui il cambiamento del piano socio sanitario? E’ tutta qui la salvaguardia dei territori più emarginati della regione? Cosa dirà adesso la giunta comunale di Tolmezzo? Si dichiarerà soddisfatta del lavoro svolto dall’assessore Kosic rispetto alle proposte da lei stessa formulate nella seduta del consiglio comunale del 20 gennaio 2010? Personalmente aspetto risposte.
Proprio così Stefano, il budget che era destinato ai servizi che rimanevano a Tolmezzo, ora è da dividere con Gemona. Niente si dice della richiesta della salvaguardia della montanità, nulla sul mantenimento dei servizi specialistici nei due nosocomi.
Siamo veramente contenti di dividerci la miseria con Gemona.
Grande risultato dei tre moschettieri dell’Alto Friuli