Intervista a Roberto Siagri, presidente e Ad di Eurotech (la prodigiosa società di Amaro che ha sedi ed esporta tecnologia in giro per il mondo) che ci parla dell’importanza di estendere la banda larga internet ovunque, specie in montagna, e di cosa significhi innovare in tempo di crisi
Con internet ha poco senso parlare di centro e periferia. O non dovrebbe averlo, se le autostrade digitali fossero attive ovunque. Invece il digital divide, la barriera digitale – da una parte chi può collegarsi al mondo ad alta velocità e dall’altra chi ne è escluso (vedi la Carnia, ma molte altre zone in Italia) – erige un muro che ha l’effetto di lasciarci indietro e sottrarci possibilità di lavoro. Ne abbiamo parlato con Roberto Siagri, tra i fondatori e presidente di Eurotech, la Spa di Amaro che fornisce la propria tecnologia, per fare un esempio, alla metropolitana di New York, agli aerei Usa e che produce micro computer invidiati dal mondo intero. Così, mentre da un lato si festeggia l’anniversario dell’abbattimento del muro di Berlino e si lavora per ampliare autostrade fisiche che vanno in affanno a causa dell’eccessivo carico di mezzi che le percorrono, rischiamo di arenarci non capendo quanto sia fondamentale creare e potenziare la rete che ci collega al resto del globo. “Stiamo togliendo futuro ai giovani”, dice Siagri, che ci spiega perché negare internet è come portare via il trattore a un contadino.
INTERVISTA PRIMA PARTE – Montagna non solo periferia / Pervasività / Autostrade digitali.
(Trascrizione)
“Multinazionale tascabile”, la “Società dei nano-pc”. Eurotech è conosciutissima dagli addetti ai lavori dei mercati finanziari e dell’informatica di tutto il mondo. Forse meno dai carnici. Eppure quello che fondaste ad Amaro nel 1992 è divenuto nel nostro territorio un prodigio di tecnica e d’impresa. Possiamo dire che Eurotech rappresenti un modello per fare impresa in zone svantaggiate come quelle montane?
“Direi proprio di sì. Credo che uno dei motivi di essere qui, di avere insistito a stare qui, in queste aree, è per far vedere che tutto sommato la montagna non è soltanto periferia. Con l’uso delle tecnologie della comunicazione, dell’informazione, non c’è più centro, non c’è più periferia. Soprattutto per aziende fondate sulla conoscenza, il territorio montano può anche essere riscoperto con dei valori legati proprio alla qualità della vita e alla capacità di avere la mente un po’ più aperta e più libera da tanti altri problemi. Sicuramente è importante avere un ottimo rapporto con le università e con i centri di ricerca, che in regione non mancano: è comunque una regione molto attiva sul piano dell’innovazione. Direi che una delle cose che si voleva far vedere di Eurotech era proprio la capacità di rappresentare un modello di sviluppo; non per niente insieme con altri imprenditori di prima generazione abbiamo fondato “First generation network” che sta a dimostrare ai giovani che si può fare: oggi gli strumenti non sono più così al di là della portata delle singole persone. Lo sviluppo delle tecnologie proprio dell’informazione, della comunicazione hanno reso fruibili a tutti quanti strumenti molto sofisticati. Sta di fatto che questa intervista qui, fatta così, forse qualche anno fa non la si sarebbe potuta fare”.
Come siete riusciti ad affermarvi nel mondo, partendo da una zona periferica come Amaro? In parte ha già introdotto la risposta con le considerazioni fatte prima.
“L’idea è di lavorare su tecnologie di frontiera e su tecnologie che fossero sufficientemente leggere e innovative da poter essere appetibili anche a persone che stavano al di là, fuori dall’Italia. Avevamo scelto la strada dei computer miniaturizzati che negli anni novanta erano una strada appena tracciata, erano un mercato di nicchia. Per cui in qualche maniera immune alla concorrenza delle grandi imprese, perché non avrebbero trovato questa nicchia sufficientemente attraente. Quello che si può fare anche oggi, oggi ci sono tantissimi campi che sono solo all’inizio: da tutta la frontiera dell’interazione uomo-macchina, cioè uomo e computer, tutta la parte relativa ai social network e all’uso dei social network per accelerare e amplificare gli affari. Il continuo spingere della tecnologia verso la pervasività, cioè la possibilità di distribuire computer in ogni posto, in ogni dove, lascia grandissimi spazi, ancora inesplorati. Quello che vorrei dire anche ai giovani è che siamo sempre agli inizi di una nuova fantastica rivoluzione, per cui non c’è mai nulla di conquistato, o per lo meno conquistato per sempre. Tutti hanno sicuramente delle possibilità. Se non si piangono addosso”.
Accennava ai social network, all’usufruibilità di una parte di mondo attraverso internet. Qui mi collego alla domanda successiva: è importante dotare l’intero territorio Italiano, e nello specifico quello montano carnico di internet a banda larga?
“È assolutamente fondamentale perché internet sono le nuove autostrade. L’America è nata sulle autostrade di asfalto, con le Interstate famose, è stato il primo grande sviluppo dell’America. Gli sviluppi adesso, invece, delle nazioni, sono intorno alla banda larga, alle autostrade digitali. Solo con le autostrade digitali i posti non diventano più periferia, ma diventano centro. È fondamentale che l’Italia recuperi il terreno perduto, anche sull’infrastruttura digitale. Bisogna assolutamente dotare tutti della banda larga. Perché è come togliere, se no, gli strumenti di comprensione del mondo che avanza, ma non soprattutto magari a noi o alle persone che hanno fatto una loro carriera, o che hanno già una certa età, ma stiamo togliendo futuro ai giovani. Non li mettiamo nelle condizioni di usare gli strumenti che serviranno per costruire il loro futuro. In qualche maniera è come dire a un contadino che gli portiamo via il trattore, o gli portiamo via l’aratro, gli togliamo gli strumenti per poter lavorare la terra. Se questo deve tornare a lavorare la terra con la zappa e con il piccone, forse non riesce ad ottenere delle produzioni di qualità oggi. Io capisco che magari, per le persone di una certa età questo sia di difficile comprensione, però effettivamente è come togliere l’aria che si respira. La rivoluzione avverrà grazie allo sfruttamento della banda larga da cui verranno nuove applicazioni. Google senza la banda larga non esisterebbe, Youtube non esisterebbe, i social network non ci sarebbero. Cioè tutto quello che oggi sta generando il nuovo, senza la banda larga non avrebbe senso di esistere. Di conseguenza credo che gli investimenti vadano fatti”.
Ecco, su questo mi permetto di fare una domanda/chiosa: da qui Eurotech – semplificando a livello linguistico – computerizza e digitalizza il mondo, però il mondo fa più fatica a computerizzare e digitalizzare il posto qui, inteso come Carnia.
“Si, purtroppo non si è mai profeti in patria, o perlomeno, anche il fatto che Eurotech sia diventata una multinazionale, è stato giocoforza, perchè le idee oggi si possono coltivare in quasi tutti i posti del mondo: non è detto che dove nasce l’idea ci sia anche il mercato pronto a recepirla. Per cui bisogna in qualche modo andare dove ti porta il mercato. E grazie al fatto che oggi le tecnologie sono leggere e pervasive, è anche facile attraversare gli oceani, trovarsi in altre aree del mondo con questi nuovi ritrovati. A maggior ragione se vediamo tutta la parte di distribuzione digitale dell’informazione, non c’è neanche da trasportare la materia, si arrangiano le reti di comunicazione a trasportare l’informazione”.
INTERVISTA SECONDA PARTE – Profitto / Sguardo al futuro / Amplificare la realtà / Ambiente.
(Trascrizione)
Gli analisti spiegano che settembre e ottobre sono stati mesi fecondi per Eurotech. Nuove commesse significano fiducia in crescita da parte del mercato. Insomma, l’economia “reale”, soldi in arrivo per lavori per commesse, che traina l’economia “virtuale”, movimentazione pura e semplice di denaro. L’ultima commessa, in ordine di tempo, è relativa alla fornitura di un sistema video per monitorare i campi di battaglia da velivoli con o senza pilota. Valore 3,2 milioni di dollari. Dopo l’annuncio della commessa, Eurotech ha avuto un incremento immediato del 2,5%. In sintesi: siete nati per fare tecnologia, ora fate e fate fare anche soldi. Quanto guardate al prodotto e quanto all’aspetto finanziario nel vostro operato?
“Sono dell’avviso che il profitto è una misura della capacità di generare valore di un’impresa. È evidente che senza profitto le imprese non ci sono. Senza profitto non si riescono a pagare le tasse; senza profitto non si riescono a pagare gli stipendi; non si riesce neanche a trovare la gente che investe nell’innovazione. Sicuramente però noi abbiamo fatto tutte le operazioni, anche di quotazione, di incremento di capitale, proprio per poter avere una sufficiente dotazione di fondi per non guardare a breve al profitto. Per creare un’impresa solida che investisse in nuovi prodotti, per poi anche lanciarci nei mercati internazionali e una volta raggiunta una dimensione ragionevole, e compatibile con i mercati internazionali, puoi anche cominciare a guardare un po’ di più alla parte di profitto. In qualche maniera stiamo usando i mercati proprio per non dover essere assillati dal guardare il profitto ogni giorno. Anche se sicuramente le imprese alla fine devono generare profitto. In una situazione come quella di oggi, transitoria, la tranquillità che abbiamo e la capacità di continuare a fare gli investimenti, ci deriva dalle operazioni fatte sui mercati finanziari e sicuramente quando noi abbiamo fatto l’operazione di collocamento in borsa, abbiamo parlato di crescita, più che di profitti a breve, nella convinzione che fosse necessario ancora per Eurotech investire. In qualche maniera non si può chiedere a un ragazzo giovane di essere anche un portatore di profitto. Si può chiedere invece che investa nel suo futuro, che faccia delle cose importanti in maniera tale da trovare poi una carriera e un risultato importante. Eurotech appunto in questa fase sta arrivando alla maturità e arriveranno anche altri tipi di risultati. Noi oggi guardiamo con più attenzione alla crescita dei fatturati, con margini sicuramente interessanti. Poi l’ultima linea sarà una conseguenza dell’aver operato bene sui mercati internazionali”.
Se la metropolitana di New York usa tecnologie sviluppate qui, se gli aerei della Nato montano vostre strumentazioni, fatte qui e non fatte altrove. Se in pratica siete diventati partner di società importanti è perchè evidentemente fate innovazione, ricerca e sviluppo dal giorno in cui siete nati e riuscite a farlo meglio di altri. Questo significa anche avere una visione del mondo coniugata al futuro. Da questo punto di osservazione, che mondo vede, oggi, in tempo di crisi, e che spicchio di mondo inteso come Carnia vede?
“Per fare innovazione e riuscire a competere sui mercati internazionali, bisogna farsi un’idea di come potrà emergere il futuro dal presente. Quello che vediamo noi è che è necessario per il pianeta dotarsi sempre di più di computer, sempre più interconnessi e miniaturizzati, in maniera tale da cercare quello che noi diciamo di amplificare un po’ la realtà. Cioè come se i nostri cinque sensi non siano sufficienti per fare di tutto e farlo meglio. Questo tipo di crisi in qualche maniera sta amplificando questo aspetto. Cioè questa crisi è un po’ un cambio di paradigma. Dobbiamo vedere l’economia in maniera totalmente diversa: non possiamo più sprecare molto, dobbiamo essere più consci che abbiamo dei beni da proteggere: che è questo pianeta; si parla tanto di green, di andare verso la riduzione dei consumi, di utilizzare meglio le risorse. Tutto questo si può fare solo grazie ai calcolatori. Coi calcolatori si potrà uscire da questa crisi in meglio, le persone usciranno dalla crisi meglio, perché saranno più coscienti che dovranno investire anche nel preservare risorse. Poter riuscire ad avere un pianete più vivibile, è fondamentale e con l’utilizzo distribuito e massivo di tecnologie digitali e della comunicazione, questo sarà sicuramente più facile. Io non riesco a immaginare un mondo oggi senza calcolatori. Se si fermassero i calcolatori che ci sono oggi nel mondo, torneremmo in pochi anni al medioevo. Coi calcolatori gli umani possono focalizzarsi sulle cose più importanti, lasciando alle macchine le cose meno importanti, però sono quelle cose che come accendere in maniera automatica le luci o accendere in maniera automatica e saper spegnere il condizionamento e il riscaldamento, fa si che si consumi di più o di meno, perché il nodo centrale è che siamo quasi sette miliardi e il pianeta è rimasto delle dimensioni di quando eravamo anche cinquecento milioni o quando c’era solo una persona, non è che si sia allargato. Per cui le risorse sono rimaste le stesse, dobbiamo usarle meglio. Le tecnologie ci permettono di usarle sempre meglio. Se pensiamo anche alle dimensioni della telecamera che lei ha qui oggi, rispetto ad una telecamera di dieci o quindici anni fa, lo vediamo immediatamente. Se pensiamo ai consumi e ai pesi di un’automobile di quindici anni fa, e ai pesi e ai consumi di un’automobile di oggi, ce ne rendiamo immediatamente conto. Se pensiamo anche solo a queste piccole cose, ci accorgiamo che le tecnologie ci possono permettere di vivere meglio e di vivere anche in più persone su questo pianeta. L’augurio è che grazie alle tecnologie si possa arrivare in qualche maniera a un allungamento della vita, a una vita più serena, migliore. Non per niente il nostro slogan, motto, quello che si chiama payoff in inglese, è Digital technologies for a better world, ovvero tecnologie digitali per un mondo migliore ed è quello che cerchiamo di fare tutti i giorni e che cercheremo di fare nel futuro”.
Francesco Brollo
Approfondimenti:
Di Eurotech ha trattato RAI3, nella trasmissione Presadiretta di Riccardo Iacona
Qui il sito di Eurotech

Se interessati in un ulteriore approfondimento, mi permetto di suggerire anche la seguente lettura:
EUROTECH VISIONE ESPONENZIALE
da piccola impresa a multinazionale tascabile
di SIMONATO GIANNI
Editore: GUERINI E ASSOCIATI
Pubblicazione: 03/2009
ISBN-13: 9788862501088
Numero di pagine: 140
Prezzo: € 15,50
C’è vero progresso solo quando i vantaggi di una nuova tecnologia diventano per tutti (Henry Ford)
“….Cioè questa crisi è un po’ un cambio di paradigma. Dobbiamo vedere l’economia in maniera totalmente diversa: non possiamo più sprecare molto, dobbiamo essere più consci che abbiamo dei beni da proteggere: che è questo pianeta; si parla tanto di green, di andare verso la riduzione dei consumi, di utilizzare meglio le risorse. Tutto questo si può fare solo grazie ai calcolatori. Coi calcolatori si potrà uscire da questa crisi in meglio, le persone usciranno dalla crisi meglio, perché saranno più coscienti che dovranno investire anche nel preservare risorse. Poter riuscire ad avere un pianete più vivibile, è fondamentale e con l’utilizzo distribuito e massivo di tecnologie digitali e della comunicazione, questo sarà sicuramente più facile…” – Cosa c’entra questo discorso con la scelta di avere commesse per “forniture di un sistema video per monitorare i campi di battaglia da velivoli con o senza pilota”? La tecnologia dovrebbe migliorare la vita dell’uomo, non essere usata per annientarlo! Ci dimentichiamo però sempre dell’economia finanziaria e dei mercati e quelli non hanno sentimenti ne emozioni guardano solo al profitto.
Solo per ricordare che incentivare l’utilizzo di internet (e quindi la libera informazione) non sia stato (né lo è ancora) tra le priorità del nostro governo, che ha preferito favorire ,attraverso la tecnologia del digitale terrestre, l’informazione “telecomandata”, ma certamente non dal nostro telecomando.
Ma non penso affatto che tutto ciò dipenda dal fatto che il capo del governo sia anche il soggetto che ha a disposizione la più alta concentrazione dei mezzi di informazione mai vista.
Nel 1992 o giù di lì, quando ancora non c’era ancora Eurotech, mandai un articolo al Gazzettino che cominciava così “Metti una agenzia di viaggio a Tualis ……” ecc. Terasso, allora Direttore mi prese in giro e non pubblicò l’articolo se non qualche mese dopo, quando si accorse che non ero un visionario. Mi riferivo alle nuove possibilità che le nuove tecnologie posono aprire per le zone periferiche e montane. Con Internet,come dice giustamente Siagri, non esistono più centro e periferie e le distanze non sono più quelle fisiche bensì quelle appunto tecmologiche: di qui il digital-devide. “Tele” (da cui telematica, televisione) viene dal greco e significa appunto “da lontano”. Al di là di queste considerazioni teoriche, quello che allora sostenevo e che sostengo ancora oggi, insieme a pochi altri (soprattutto Piutti) che lo sviluppo della montagna e quindi della Carnia è legato alla banda larga: dal telelavoro, alla teleassistenza alla teledidattica alla FAD (formazione a distanza). Senza banda larga, le frazioni isolate e i paesi si spopolano. Penso a una esperienza da avviare proprio in Carnia per dotare, che so, Tualis o Chiaulis di Paularo o Collina, basato sul mantenimento dei servizi tramite Internet (posta, assistenza ad anziani, medicina, stampa digitalizzata, lavoro e formazione a distanza ecc.) Perché non ci si batte per superare l’isolamento delle piccole realtà attraverso la banda larga? Invece di occuparsi di “arti militari” (ma il profitto, si sa, viene principalmente da quella parte) come dice giustamente Nonino, Siagri non progetta qualcosa proprio per i “servizi di prossimità” in montagna. certo, occorre che poi l’Ente pubblico sia interessato soprattutto fornisca l’infrastruttura tecnologica. Sarebbe una bella sfida …. o è un sogno?
Pasquale D’Avolio