Intervista esclusiva con l’ex presidente del Consiglio regionale Friuli Venezia Giulia sui retroscena dell’sms che lo ha spinto a querelare il coordinatore del PDL per la Carnia.
Antonio Martini, che si è auto sospeso dal ruolo di coordinatore provinciale di Udine dei Popolari Liberali, respinge ogni possibile accusa di cattiva amministrazione o, peggio, di irregolarità nel suo operato e rilancia dicendo che il raccordo ferroviario e la discarica sono il fiore all’occhiello del suo operato politico. Difende la moglie e il fratello, che definisce di “intransigente onestà”. Attacca il consigliere regionale PDL Luigi Cacitti sugli accordi politici e critica la trasformazione dello stesso scalo ferroviario, ridotto “quasi a uno scempio, con attività produttive nel campo degli alimentari”. Rivela che sulla discarica assoldò in passato investigatori privati per scoprire i mandanti delle accuse mosse nei suoi confronti. Questo e altro emerge dall’intervista in tre parti che abbiamo fatto con quello che si definisce “Vecchio centrista”, protagonista di una contesa politica (e ora giudiziaria) con Luigi Cacitti, da lui querelato per ingiurie e minacce legate a un SMS inviatogli da quest’ultimo.
PRIMA PARTE- Un messaggio “quasi mafioso” / Quegli accordi non rispettati / La ferrovia
Perché ha sporto querela per ingiurie e minacce contro Cacitti?
“Perché quel messaggino che mi era arrivato, dopo aver sentito diversi amici e conoscenti, da qualche procuratore a qualche avvocato, mi hanno detto “è di una gravità tale – quasi un messaggio mafioso – che tu non puoi far passare sotto silenzio, per due motivi: perché mettono in dubbio su alcuni problemi la tua attività amministrativa e poi perché in effetti creano un metodo che ha tutto, fuorché del metodo democratico”. E quindi ho preso un avvocato, non locale per non creare polemiche, un mio vecchio amico della regione: l’avvocato Monai e abbiamo fatto ‘sta cosa: è andato dai carabinieri e via, il solito procedimento”.
Il presupposto sottointeso dell’SMS di Cacitti potrebbe essere tradotto così: Se guerra vuoi, guerra avrai. Dice effettivamente: “Se vorrai continuare in questa direzione…”. Si è fatto una domanda: a cosa si riferisce Cacitti? Cosa ha fatto lei, a questo punto, a Cacitti, per innescare questo SMS?
“Eh, infatti, è ben quello che mi domando. Se non è un delirio di onnipotenza personale, perché credo sia legato alle vicende della giunta di Tolmezzo, in cui questa alleanza ampia con in lista anche i Popolari Liberali, sostanzialmente i vecchi popolari che non avevano aderito al PD. C’era l’accordo di mettere le priorità nei programmi assieme se si avesse vinto, e di dare la rappresentanza a tutti i gruppi se avessimo vinto. Le cose sono andate così. Due di Forza Italia, due nostri, due autonomi con la signora (Indipendenti per Zearo, ndr), due della Lega e due del CCD (UDC ndr) e quindi la maggioranza era quella, poi siamo venuti a sapere di un documento firmato dal Cacitti con la Lega, che cambiava un po’ tutti i giochi, ma senza nemmeno avvertirci. Noi da quella volta non ci siamo più visti. Io certo che ho fatto le mie rimostranze, anche telefonicamente, dicendo che non avrei accettato assolutamente queste soluzioni e da questo è nato questo messaggino stranissimo, sul quale io penso indagherà la magistratura, farà il suo dovere. Io sarei contento che finalmente sui problemi che cita il signor Cacitti, anche la pubblica opinione abbia contezza completa. Perché tira in ballo faccende personali: mio fratello, mia moglie, quindi di una scorrettezza fuori dal normale, perché a tutti è nota la loro intransigente onestà nella loro vita e me mi tira in ballo per la questione discarica e dello scalo ferroviario. Due problemi che sono, direi, tra i miei fiori all’occhiello, accanto alla viabilità carnica, al centro studi. Dico fiori all’occhiello perché erano legati a momenti difficili. La ferrovia, se non fossi intervenuto di brutto con il consorzio industriale, era una delle questioni che la cartiera aveva posto per tenere aperto il reparto di cellulosa, e infatti riuscii in breve tempo ad avere il finanziamento, a comperare il bene e a rimetterlo in sesto come raccordo ferroviario. Anzi, mi meraviglio, perché dopo è stato sia dismesso metà piazzale – mentre io quella volta recuperai quel che potevo recuperare coi miei tecnici – e se ne è fatto quasi uno scempio, con attività produttive nel campo degli alimentari e nessuno ha aperto il becco. Poi non si è più messo il collegamento, si è dismesso il raccordo con le cose nazionali, mentre dovevano – anche se si pagava qualcosa – rimanere la convenzione: se uno poteva comprare del legname o qualche altra cosa”.
Entrando nello specifico: per ciò che concerne lo scalo ferroviario, le accuse di Cacitti sul mancato funzionamento, di una cattedrale nel deserto, di un binario morto, lei le respinge?
“Ci sono i documenti anche perché, tanto per essere schietto, in questo brutto ambiente strano, che è la politica, io mi sono tenuto tutti i documenti, ossia ho un documento firmato dai sindacati e dalla cartiera, dagli industriali, in cui chiedevano la ferrovia, e c’è una bella pubblicazione che abbiamo fatto col compianto dottor Bortotto, presidente degli industriali e tecnico delle ferrovie, sul valore aggiunto di questo nuovo raccordo industriale di cui si parla anche in questi giorni, perché almeno per alcuni altri aspetti, anche quello turistico, andrebbe di sicuro valorizzato. Se mettiamo il conto di quanto si è speso, dai piazzali di Carnia, fino su a tutto Tolmezzo dove si è fatto su fino a Caneva e tutti i terreni della Zona industriale, abbiamo speso meno di cinque miliardi e quindi coi lavori, col sistemare il ponte, rimesso in sesto. Perché lei è giovane, ma i vecchi ricordano che la ferrovia fu chiusa dicendo che il ponte era pericolante e quindi lo abbiamo rimesso anche in attività quello. Un ponte buono è sempre una cosa utile per mille motivi”.
SECONDA PARTE – La discarica: “fu una manovra per eliminarmi politicamente” / Quei mandanti oscuri / Vecchio centrista.
“La discarica è poi una vicenda ancora peggiore, perché è stato lo strumento…”
Mi permetta, per far capire ai lettori: si parla dell’impianto di compostaggio di Villa Santina
“Il completamento della discarica che è stato una cosa gravissima, perché è chiaro che è stato una manovra politica per farmi dei danni. Ossia per togliermi dalla politica completamente. Io poi ho capito alcune cose e spero che almeno adesso sia l’occasione per fare chiarezza e chi ha fatto l’operazione delinquenziale quella volta paghi. Di cosa si tratta, in altri termini? Si tratta dell’ampliamento della discarica, di Caneva. È un’opera alla quale io ero contrario, all’ampliamento. Perché faceva un po’ di puzza su Tolmezzo. E allora quando in giunta della Comunità (Montana) si trattava di queste cose, io non andai mai. Non fui mai, mai presente. Quando alla fine fu da approvare il progetto, il presidente Moro mi disse: devi essere anche tu, perché è un fatto politico, bisogna essere tutti presenti. Andai, approvai il progetto anzi, feci perfezionare la delibera, perché tutte le imprese che avevano le caratteristiche per partecipare al concorso, partecipassero. Poi le cose andarono avanti. Io l’anno dopo venni eletto presidente della Comunità per un breve periodo. Il primo atto che mi toccò, a operazione espropri completata, fu di immettere le imprese nei territori. Andai subito dal procuratore, che allora era il dottor Formaio, lo informai della cosa. Mi disse: “Vada avanti con cautela perché lei sa che è una bomba grossa”. “Eh, lo so – ho detto – dottore”. E quindi, mi ricordo che baruffai anche col sindaco Tondo allora, perché non lo … (?) nemmeno lui. Il giorno prima che scadessero i termini, feci entrare le imprese, e ne nacque poi quel che ne nacque, con denuncie doppie come fanno i mafiosi, in procura e dalla finanza in modo che scattasse qualcosa. Scattò l’avviso di garanzia: eravamo un venerdì santo, la settimana prima che chiudessero le liste regionali. Scattò un avviso di garanzia per un pseudo reato, non era neanche un reato, era un concorso in abuso d’ufficio. Ossia l’abuso lo avrebbe fatto il presidente, ma però quelli che erano in giunta pagavano anche loro. Mi tolsero dalla lista per le regionali a Udine, poi io feci ricorso e chiaramente vinsi perché non era nemmeno un reato. Andarono avanti anni e anni di indagini. Si spese centinaia di milioni ad analizzare l’ambiente, i limi, tutte queste cose qua: venne fuori niente. La faccenda venne chiusa. E il Tribunale: fecero con le braccia così… “Sa, può capitare”. “Sì, può capitare – ho detto – ma vi rendete conto la gaffe che avete fatto?”, mi fecero solo così… E adesso tanto bene che ritorna fuori la vicenda. Che poi tutti gli altri ricorsi collegati, la Comunità li ha vinti. L’altro giorno ho chiesto al Commissario della Comunità montana che attraverso le vie legali si faccia pagare i danni che la Comunità ha avuto. Perché ha iniziato i lavori, non li ha finiti, c’era già una guaina messa sotto. Pensi lei poi il danno: portare tutte le immondizie… è stata una cosa kafkiana. Danni che ammontano a miliardi”
Farli pagare a chi?
“Io credo che debbano pagare quelli che han fatto il ricorso, o meglio i mandanti, perché il ricorso l’han firmato tre, quattro poveri vecchietti di Caneva, che neanche sapevano niente: si è fatto apposta a far firmare ai vecchietti perché è ovvio che nessuno voleva mettere la faccia. Io a quei tempi feci delle indagini con dei gruppi di investigatori privati e mi son fatto abbastanza le idee chiare. Ci furono quindi delle informazioni errate, manipolate da parte di qualcuno, con doppia denuncia: alla Finanza e alla Procura. Quasi avessimo fatto un qualcosa di illegale, illegittimo e sostanzialmente falso, quindi una truffa. Ma l’obiettivo ero solo io, lo dissi a Moro e anche ai miei amici. Povero il mio collega Matiz, che era già malato di cuore, credo che poi sia morto prima dell’ora anche per questi motivi. D’altronde queste erano le cose della politica in quegli anni tristi, perché erano i primi anni di Tangentopoli, quindi un avviso di garanzia non voleva dire niente, però si passava per ladri appena arrivava una cosa simile. So che ne stettero male i miei figli, io abbastanza e quindi su queste cose qua, tanto bene che mi hanno ancora accusato”.
Mandanti che non se la sente di rivelare?
“Eh, eh, eh ..”
Ovviamente
“Legati al mondo della politica”
Mettiamola così: secondo lei può esserci un continuum, una continuità tra il rimestare di nuovo su questa questione e l’ambiente politico dal quale scaturì quella accusa?
“Non credo. Io quella volta patii qualche cosetta dalla magistratura, ricordo anche quando completai le scuole per i salesiani, che in effetti fu un’operazione non solo per i salesiani, che ne avevano il diritto, ma anche perché così recuperammo tutto il palazzo in cui adesso ha sede la Finanza. Quella volta il PCI mi attaccò e in procura aprirono un’inchiesta. Mi venne da ridere, perché casomai dovevano attaccare la giunta provinciale intera. No, attaccarono solo me. E anche quella volta andai in procura, portai le carte, spiegai come stavano le cose e tutto si chiarì. Erano i tempi in cui già si incominciava a fare politica attraverso le querele e le denunce. Adesso forse c’è un filo rosso, perché si va avanti con minacce che non capisco che cosa abbiano. Io non c’ho niente contro nessuno. Però voglio che questo sia un esempio. Faccia la giustizia quel che deve fare, non voglio averne degli utili, voglio che sia un esempio e nel frattempo mi sono sospeso da coordinatore provinciale dei popolari liberali, e questo mi dà ancora più forza culturale di capire che l’Italia non è fatta per due raggruppamenti soli, e quindi credo che anche nel futuro la mia presenza – ormai sono vecchio – sarà come ho sempre fatto, di vecchio centrista, ma non in questi blocchi. Perché vedo che da una parte hanno preso in giro anche Berlusconi, ossia: sostanzialmente c’è soltanto ex-Forza Italia, più ex-Alleanza Nazionale. Dall’altra parte si è visto il congresso che adesso ha finalmente messo chiarezza dove si colloca il PD, io l’avevo già intuito tre anni fa”. (A sinistra, ndr).
TERZA PARTE – Accordo ridicolo / La moglie / Il fratello / Poltrone sì, poltrone no
Lei ha riaffrontato l’argomento politico. Calandolo nel locale, prima accennava ad un accordo pre elettorale stretto da Cacitti a sua insaputa
“Si, pre elettorale, o post, non so quando lo ha fatto, è una cosa comunque ridicola”.
A cosa allude?
“All’accordo che ha fatto lui privatamente, non era mica lui il padrone. Poteva essere il sindaco al limite, spiegando a tutti gli alleati dov’erano i motivi. Tutto lì”.
Questo è l’accordo per i posti della Lega?
“Ossia, lui per fare questo, per disdire completamente gli accordi. Ossia non dare nemmeno un posto agli amici popolari liberali…”
Un altro argomento molto delicato, al quale Cacitti accenna, è quello dei ruoli dei parenti. Viene naturale da osservatori esterni praticare una connessione immediata con la (sua) moglie e col fratello. Anche perché parla di Casa di riposo. Non si capisce se Cacitti alluda al ruolo di direttore di sua moglie. In merito si è fatto una ragione?
“Infatti, è lì che non capisco niente, perché in effetti mio fratello ha persino accettato in questa convulsa fase iniziale di fare il capogruppo (del PDL) in Consiglio comunale. Mia moglie, non perché mia moglie, è stata una dei funzionari che ha visto crescere e aiutato a far crescere la casa di riposo. E non voglio neanche fare polemica su questo. E quindi ha creato un po’ di disagio a casa, ma niente di speciale. Perché in effetti ha avuto anche riconoscimenti in comune per come con estrema serietà, onestà professionale abbia condotto la casa di riposo della Carnia, che l’ha vista lavorare per quarant’anni – oggi è in pensione – con poco personale, pochissimo, anzi ha fatto quasi la missione di insegnare a tutto il personale, che un po’ sostanzialmente lo ha allevato lei. Per cui veramente non so cosa dire di queste cose. Se poi vogliono andare a vedere a Casa di riposo, troveranno tutto a posto. Forse qualcuno che ha incarichi professionali in Casa di riposo forse non potrebbe averli sul piano deontologico, essendo stato anche amministratore pubblico, o essendo amministratore pubblico”.
Per ciò che concerne invece suo fratello Francesco, già capogruppo PDL in Consiglio comunale, è vero che lei si è arrabbiato per la mancata assegnazione di un assessorato in comune?
“Assolutamente, perché io sono arrabbiato perché dopo aver condotto le trattative, aiutato a fare il programma e non dico altro, perché d’altronde con l’esperienza che c’ho, sono anche abbastanza capace di fare queste cose. Non mi si è nemmeno detto niente. Si è andati a parlare in via privata col mio amico Vittorio (Caroli, assessore alle Opere Pubbliche, ndr) che sapevo purtroppo essere malato e che spero in questi giorni, in questi mesi, si riprenda, perché aveva anche una malattia che lo ha portato a Udine, in ospedale e tante cosette. Io son contento che si sia ripreso. Quindi era tutto super pacifico, anzi mi sembra che in questi giorni, perché non sto seguendo niente, l’abbiano reintegrato o messo in giunta non so al posto di chi. Non mi interessa. Ho detto solo al sindaco che visto che coi gruppi non se ne esce, che riprenda in mano l’iniziativa lui, perché in effetti posso dire che sono stati finora mesi di rodaggio, ma non si è visto una accelerata su tante cose importanti in cui Tolmezzo dovrebbe dire la sua con onestà, specie adesso in mancanza della Comunità montana. Ci sono tantissimi problemi e credo che le forze politiche, sia quelle di maggioranza che di minoranza possano dare il loro contributo. Per esempio, anche come metodo, sono stato sempre personalmente contrario a che nei vari enti non ci sia anche l’espressione della minoranza. Perché il controllo è quello che avviene anche un po’ a livello nazionale, il controllo è una delle cose democratiche. Altrimenti siamo a Putin o a qualcun’altro”.
Per chiudere: un’analisi complessiva. Il quadro che emerge, lasciando da parte gli aspetti penalmente rilevanti, è di una politica fatta sull’attribuzione di poltrone e non sui programmi. Lei si smarca da questo genere di far politica? Nega che sia stato così?
“È vero che è capitato così. In effetti la politica, almeno come la intendevo io, era fatta di tre parti: il “Quadro politico”, ossia quelli che si mettono assieme per un’alleanza. Un quadro politico che nasce per un “Programma”: è quello che fa mettere vicino le forze anche diverse. E poi c’è l’”Organigramma”, ossia quelli che hanno collaborato a stendere il programma. Siccome in questi anni vale sempre meno il consiglio e vale sempre di più l’esecutivo, è giusto che siano compartecipi, lasciando scegliere comunque al sindaco o al presidente di provincia le deleghe da affidare secondo le capacità o le esigenze sue. Non so, se a me dicono: hai quell’assessorato, indico quello che mi sembra più adatto. Queste cose qua sono spiaciute, ma sono servite anche per mettere in evidenza alcuni aspetti sia politici, che di metodo di far politica nel complesso. È la prima volta che mi capita in quarant’anni che faccio politica. Anche se qualche volta, dico la verità, con gli amici del PSI di allora, una qualche difficoltà l’ho sempre avuta. Mentre con i minori mo son trovato sempre a mio agio Quindi le coalizioni con la socialdemocrazia, con i liberali, i repubblicani, erano sempre ottime, e poi quel che era ottimo era il rapporto con l’allora Partito Comunista, all’opposizione, ma c’era un rapporto di amicizia. O meglio, anche di confronto, ma mai di nemici. Io penso che col povero, che ricordo sempre con tanta simpatia, Ervé Lupieri, lui da una parte sia in provincia che a Tolmezzo, io dall’altra. Ci si prendeva in giro, poi anche sul piano personale le mie assicurazioni le ho fatte sempre più che con l’Unipol, con Ervé Lupieri, tanto per capirci. Adesso la cosa si è un po’ imbarbarita”.
Per ciò che concerne il lato “organigrammi”?
“Anche. Gli organigrammi e il modo interpersonale di far politica, questo sì”.
Francesco Brollo
Approfondimenti:
Ecco l’articolo di Tolmezzo News che tratta dell’SMS inviato da Cacitti a Martini e del relativo dibattito in Consiglio comunale

Per mia fortuna di notte non mi sogno di certo con Antonio Martini e neppure mi capita di svegliarmi la mattina e mandare incautamente messaggini al primo sconosciuto che incontro per strada.
Questo per significare che se ho mandato un messaggio politicamente pesante a Martini è solo perché nei giorni compresi tra le elezioni amministrative di Tolmezzo e la data del fatidico messaggio, sono avvenuti alcuni episodi che mi hanno letteralmente turbato, ciò nonostante il mio elevato grado di sopportazione maturato in questi anni di vita amministrativa.
Di quanto avvenuto in quei giorni, piuttosto che utilizzare la stampa, ho preferito raccontare a chi di dovere tutti i particolari, con l’obbiettivo di fare chiarezza sulla vicenda che mi vede direttamente interessato e magari anche di far ricordare le cose a chi oggi dichiara di non capire le motivazioni del mio gesto.
Sul profilo prettamente politico mi permetto sottolineare che nonostante Martini abbia dichiarato alcune settimane fa di essersi autosospeso dall’importante ruolo di zona ricoperto all’interno del partito popolar liberale, in questi giorni invece, continua in quella veste ad attaccare il PDL ed il centro destra che governa il comune di Tolmezzo, rilasciando dichiarazioni a mezzo stampa, oggi contro la giunta, ieri contro la lega e prima ancora contro il PDL e Cacitti.
Risulta peraltro evidente dall’intervista rilasciata in questi giorni, che il mal di pancia di origine politica che oggi accusa Martini è originato in particolare dalla mancata nomina nella giunta di Tolmezzo di un componete del gruppo popolar liberale, dimenticando però che il sindaco Zearo, correttamente a mio modo di vedere, ha inteso nominare assessore il consigliere Vittorio Caroli il quale ha ottenuto un buonissimo risultato personale e che ha dato di conseguenza un notevole contributo a tutto il PDL.
Mentre Martini nella sua veste di rappresentate politico del partito popolar liberale, si dedica a spendere energie per tentare di disgregare l’attuale maggioranza Tolmezzina, con continui e ripetitivi articoli e comunicati, il PDL e le forze politiche alleate stanno affrontando invece, in maniera seria ed attenta tutte le problematiche che riguardano da vicino il nostro territorio e la nostra gente, soprattutto in questo particolare momento di crisi e necessità.
Proprio per questi importantissimi motivi e valori, intendo stare a fianco e sostenere in maniera ferrea chi oggi governa sapientemente, seriamente e coscienziosamente la mia Città.
Luigi Cacitti
Vice coordinatore provinciale del PDL
IO so poco di politica, ma sono convinto che quel poco può essere migliorato dai giovani, che noi abbiamo il compito di crescere ed appassionare alla politica.
Mi piacerebbe che i due stimabili politici, contendenti in queste settimane, mi spiegassero cosa può insegnare a questi giovani, questa loro vicenda.
Caro Adriano mi conosci da tempo e credo di averti dimostrato in questi anni che seppur politicamente seduti in banchi diversi in consiglio comunale a Tolmezzo, abbiamo dove possibile unito le forze per il bene della nostra comunità.
Appunto perchè mi conosci e appunto perchè ti conosco, non ho problemi nel caso specifico a darti ragione.
Questo episodio mi servirà sicuramente di lezione.
Mandi e buon lavoro.
Complimenti per le domande ficcanti e le risposte ancora piu’ chiare e pertinenti. Mi e’ritornata in mente unacanzone di Zero: ..ma il triangolo no…….
Ho tentato di seguire attentamente l’intervista, ascoltandola e rileggendola . . . eppure la mia attenzione è stata catturata dall’incipit, che già ad un primo ascolto mi è parso aberrante. Riporto:”Perché quel messaggino che mi era arrivato, dopo aver sentito diversi amici e conoscenti, da qualche procuratore a qualche avvocato, mi hanno detto “è di una gravità tale – quasi un messaggio mafioso – che tu non puoi far passare sotto silenzio (…) . . . ” Forse ingenuamente, mi voglio domandare: ma non ci stupiamo più di fronte a niente???? A nessuno è venuto in mente che tale affermazione è assurda . . .C’ era bisogno che un uomo che ha fatto della politica la sua vita (Martini appunto), dovesse confrontarsi con amici conoscenti e professionisti vari perchè gli dicessero che quel messaggio era politicamente (e umanamente) ricattatorio e gravissimo?? La domanda non può che sorgermi spontanea: può essere che in un’altra fase (quella in ascesa) della sua vita politica questo sarebbe passato come un “normale” (e schifoso) scambio di commenti tra “colleghi di poltrone” mentre la fase discendente di una carriera ha permesso il confronto con chi gli ha suggerito l’azione legale su un atto che evdentemente ai suoi occhi non era poi così grave? rimango sconcertata ogni giorno di più da come la nostra piccola terra rispecchi i grandi ingranaggi , che evidentemente vanno oliati sporcandosi sempre le mani… Come si è detto parlando dei “padri politici ” di questi signori , in Italia forse è vero che bisogna essere ricattabili per andare avanti . . altrimenti non può esistere un confronto equo!
Si è perso il senso della vergogna, soppiantato dall’arroganza dell’impunità, madre degli sms, dei contratti preelttorali SCRITTI , e della triste normalità con la quale tutto questo viene recepito e accettato. squallido e reale.
Data la mia lunga frequentazione politica con Martini (vent’anni, sempre da opposti bannchi) ho riletto con interesse la sua lunga intervista che ripercorre decenni di politica tolmezzina e carnica. Non varrebbe la pena soffermarsi sul passato, ma c’è un punto sul quale vedo che Martini tiene ancora “il punto” come si dice. Negli anni post-terremoto, Martini come Assessore provinciale ebbe longa manus nella ricostruzione; molte sue scelte, per quanto discutibili (la ferrovia ad esempio, alla quale noi come PCI fummo subito contrari) furono volte a favorire la Carnia: la strada di Paularo, il Clapuz, la circumvallazione di Tolmezzo (allora chiamata PIU-MA, dal nome del sindaco Piutti e Martini appunto). Per ottenere questi risultati a volte Martini ricorreva a qualche “strategia”, coem quando fece dichiarare irrecuperabili gli edifici di via Roma e quindi la intransitabilità del centro storico per ottenere la circumvallazione. Il tutto naturalmente non a fini personali. In una occasione, che lui cita nella prima parte, la costruzione della scuola dei salesiani nell’attuale sito, il PCI, di cui ero Segretario all’epoca, pubblicò un volantino nel quale denunciavamo “politicamente” il fatto che utilizzò impropriamente la L. R. 34 per “donare” ai salesiani la Scuola su cui ora sorge il fabbricato. Brevemente: la legge 34 riguardava gli edifci pubblici “irrecuperabili” (e chissà come anche l’intero complesso di via Dante, il cosiddetto Palazzo Spinotti, venne dichiarato “irrecuperabile” …. nonostante quello che si è visto dopo). Si dà il caso che l’edificio in cui si trovava la scuola dei salesiani apparteneva al Comune che l’aveva quindi affittato ai salesiani e il Comune aveva quindi il diritto di ricostruirlo con fondi pubblici, magari riaffittandolo ai salesiani, che ne avrebbero avuto diritto come affittuari. Ma l’area su cui fu costruita la scuola, ahimé, era ed è dei salesiani, i quali si trovarono ad essere “proprietari” non solo del suolo, ma anche dell’eduficio. Era quello che appunto “denunciavamo” con il volantino. Il fatto che l’allora P.M. aprisse un fascicolo su Martini fu una sua iniziativa, dimostrando che la cosa non era poi manifestamente infondata. E’ vero che il tutto si concluse con un non rinvio a giudizio, grazie a una interpretazione discutibile della L. 34; Martini si legò al dito il fatto di essere stato indagato e ancora oggi richiama l’episodio per dimostrare l’accanimento da sempre nei suoio confronti. Martini però non può dire che “Erano i tempi in cui già si incominciava a fare politica attraverso le querele e le denunce” perché. e questo in fondo lo riconosce quando parla successivamente del PCI e di Lupieri, il PCI non sporse in 20 anni mai una denuncia contro chicchessia a Tolmezzo (il sottoscritto fu minacciato di denuncia quando azzardai qualche dubbio sulla metanizzazione di Tolmezzo, ricorda?), ma fece una lotta politica alla luce del sole. Erano i tempi in cui dopo infuocati Consigli comunali, si andava tutti al Roma a cenare insieme magari a mezzanotte. Ora i tempi sono cambiati e.. sono cambiate anche le casacche. Martini, “figlio” di Comelli e esponente della “sinistra democristiana”, ora è in Forza Italia. Se li è cercati lui i suoi nuovi “amici”.!
Quanto alla “querela” contro Cacitti, se posso dargli un consiglio, lasci perdere. Lui che è un credente si accontenti della sua “coscienza” e aspetti (il più tardi possibile) l’altro Tribunale per un giudizio definitvo!
Pasquale D’Avolio
La baruffa tra Martini e Cacitti è interessante, non tanto per le possibili conseguenze penali, ma perché di-svela ciò che è una tendenza, consolidata nel tempo, dei rapporti tra soggetti politici che vestono talora i panni di colleghi di coalizione e talaltra di avversari politici. In questo caso si palesa molto chiaramente il fatto che favori, minacce, silenzi siano di uso comune nella gestione dei rapporti politici, ingessando, questi ultimi, in mere schermaglie che poco hanno a che fare con la vera dialettica democratica che dovrebbe instaurarsi all’interno delle sedi di gestione amministrativa e istituzionale di un territorio. Ciò porta ad un uso strumentale del compromesso, della mediazione che non mira alla ricerca del “giusto mezzo” politico, veicolo di buone scelte gestionali e amministrative dei problemi del territorio e dei suoi cittadini, ma favoriscono quell’uso “privato”, che il politico ha, del potere istituzionale, sviluppando quei “maneggiamenti” che si riescono a riconoscere nell’sms di Cacitti, come nell’intervista di Martini e nell’intervento di D’Avolio. Le cose poi vengono alla luce quando il potere giudiziario si adopera per far chiarezza, stimolato da un “protagonista” dell’arena politica che non ha più niente da dare o da perdere, come nel nostro caso. Per scardinare questo stato di cose, non mi limiterei soltanto a sperare nei giovani (come fa Rainis) ma anche in tutte quelle persone che, stufe dello “sfregio democratico” che subiscono ogni giorno da parte di questi politici, dediti solo agli interessi propri e dei loro “amici”, si prenderanno la responsabilità di cambiare lo stato delle cose partecipando alla vita politica del proprio territorio e del paese con l’obbiettivo di ricondurla ad una normalità democratica.
Deja vu!… Complimenti invece a Brollo per il blog! Se diventasse una sezione di un Carnia news, con richiami ad altri siti più attenti alla cultura (vedi donneincarnia.it) alla promozione turistica, ecc…potrebbe costituire la palestra sulla quale fa i primi esercizi il Comune di Carnia, e il primo tassello del Comune domotico di cui parlo in http:carniafutura.blogspot.com
Buon lavoro!