Le bollette per i servizi idrici finiscono ancora nel mirino del Consiglio comunale di Tolmezzo
Le Car€, fresche e dolci acque di questa terra a nord est del Nordest fanno ancora discutere. E le considerazioni sul costo delle bollette per l’acqua di rubinetto si intrecciano con le ragioni di chi intende sottrarre l’Oro blu dalle mani dei privati, rivendicandone la sua essenza di bene pubblico. Se ne è parlato nell’ultimo Consiglio comunale a Tolmezzo. A chiamare in ballo Carniacque (società che gestisce acquedotti e fognature di quasi tutti i comuni della Carnia) è stato Stefano Nonino (la Sinistra per Tolmezzo) con una mozione che chiedeva il ritorno delle gestione idrica ai comuni o alle associazioni tra di essi. La mozione è stata bocciata quasi all’unanimità (unici a favore: Nonino stesso e Alfonso Fasolino, Nuova Tolmezzo; astenuti Biscosi e Iob, UDC), ma è stata utile per rivelare come la maggior parte dei consiglieri si sia detto insoddisfatto della gestione dell’ente, pur ritenendone necessaria l’esistenza. In pratica: va bene Carniacque, ma deve essere amministrato meglio.
La discussione è stata aperta dalla mozione di Nonino, che ha citato l’esempio della provincia autonoma di Bolzano come gestione virtuosa del ciclo delle acque, sottoponendo al Consiglio il timore che il servizio idrico possa in futuro finire nelle mani di qualche grossa società per azioni, interessata a prendersi l’acqua senza curarsi della manutenzioni, obbedendo solo alla sete di ricavi economici. Se l’assessore alle Manutenzioni, Gianalberto Riolino, ha smentito che la legge preveda per il comune la possibilità di uscire da Carniacque, spiegando che la convenzione che lega Tolmezzo all’ente scadrà il 31 dicembre 2023, è stata la cifra di 130.000 euro di perdita nell’ultimo bilancio dell’ente stesso a ravvivare l’aula.
Mauro Saro (Nuova Tolmezzo) è intervenuto anche perché ha svolto fino a qualche mese fa il ruolo di rappresentante del comune nel Consiglio di amministrazione di Carniacque medesima. “Dal punto di vista della legge ci deve essere un gestore unico. I comuni, al di là della lettura dei contatori e di piccole manutenzioni, non davano soluzioni. Carniacque la posso criticare solo per un motivo: perché non si è presentata ai cittadini”. Saro ha poi detto che “è indispensabile che il comune nomini il proprio rappresentante in consiglio di amministrazione dell’ente e che Carniacque indica un incontro pubblico”, aggiungendo che dal punto di vista dei costi “Non è un carrozzone, visto che presidente e amministratore delegato sono retribuiti con 30mila euro l’anno”. Al che Francesco Martini (PDL) si è tolto polemicamente dalla seduta, andando a sistemarsi tra il pubblico, rinfacciando a Saro di predicare bene adesso e di aver razzolato male in passato quando, chiamato a riferire in Comune in qualità di membro del Consiglio di amministrazione di Carniacque, invitò ad andare a leggere in tribunale i bilanci: “L’ultima volta che ho chiesto i bilanci a Saro sui debiti a manetta dell’ente, mi ha risposto: sono esposti in tribunale!”. Critico sui costi Mauro Biscosi (UDC): “Una riflessione su Carniacque deve essere fatta e molte cose dette da Nonino sono condivisibili”. Il capogruppo UDC ha chiesto se: “Allo stesso modo con cui Carniacque ha chiesto ai sacrifici ai comuni di rinunciar a parte degli introiti derivati dai canoni, ha fatto tutto ciò che serviva per ridurre i costi, compresi i costi degli amministratori?” e nella dichiarazione di voto ha detto: “Se il debito è di 130.000 euro e aumento di 40 euro la bolletta alle 4000 famiglie di Tolmezzo, si ripiana il debito: fatalità”.
Andrea Plazzotta (PD) si è espresso “A favore da sempre di Carniacque, che è un ottimo strumento. Sul come viene gestito possiamo discuterne. La legge ha portato il passaggio dalla tassa alla tariffa scaricando sul consumatore tutto il costo e comunque questa è la tariffa più bassa di tutta la provincia”. Nel valutare l’atteggiamento dell’esponente del PD, occorre considerare la storica posizione del partito a favore di Carniacque, oltre al fatto che Amministratore delegato sia Renzo Petris, esponente del PD medesimo. A Plazzotta si è opposto Fasolino, che ha voluto spiegare come l’aumento non si giustifica col fatto che si debba applicare la tariffa e che “si scarica la responsabilità sull’ATO (Ambito territoriale ottimale) che determina la tariffa sulla base del conto dei costi presentato dal gestore. Bisognerebbe amministrare sulla base dei ricavi, invece qui si spende all’impazzata perché poi l’ATO aggiorna le tariffe per coprirli: addio”. Secondo Fasolino bisognerebbe che l’ente si limitasse ad intervenire solo con opere coperte dai ricavi delle bollette e non che prima spenda in lavori da “finanziare” in seguito attraverso le bollette. In parole semplici: guardare cosa ho in cassa e spendere di conseguenza per le opere. Per Fasolino, poi, non esiste nemmeno il problema dei mutui passato dai comuni a Carniacque: “Gran parte sono garantiti dai contributi regionali”. L’assessore Riolino, in merito alla trasparenza dell’ente, ha spiegato che il comune ha fatto il proprio dovere: “Pubblicando sul sito un comunicato il 27 agosto” per spiegare la determinazione delle bollette e che comunque “Carniacque aveva proposto un aumento di 30 euro, che l’ATO ha alzato a 40”. Ma “i cittadini non si informano con i comunicati stampa”, secondo Saro, “che in questo caso è un copia e incolla di un comunicato di Carniacque”. Per Aurelia Bubisutti (Lega Nord): “Sulla gestione do ragione a Fasolino”, ma comunque: “Io ero favorevole a Carniacque perché bisognava avere una società nostra per la gestione”. Per Renzo De Prato (diventato capogruppo PDL, dopo aver ridato l’assessorato alle Opere Pubbliche a Vittorio Caroli) non si può fare “come ai tempi della Sade, opponendoci e basta. Occorre avere potere contrattuale, essere lì. Non posso, da tolmezzino, che condividere quanto detto da Fasolino”, auspicandosi che ad amministrare enti del genere “non ci vada gente trombata nelle elezioni”.
Francesco Brollo
(Approfondimenti: sul tema vedi la Campagna nazionale contro la privatizzazione dell’acqua e l’articolo di Tolmezzo News sulle bollette di Carniacque)

mi sembra, ma potrei sbagliare, che quando è stato creato l’ ente, tutti erano d’accordo, dicendo che la legge lo obbligava, che l’acqua non deve essere sprecata e che, riassumendo, non è di tutti, come cattivo luogo comune vorrebbe fari credere, e che con l’avvento dell’ente, e di questo sono certo perché lo si diceva ripetutamente nel convegno organizzato, mi sembra, dal pd, il virtuoso avrebbe pagato molto meno di prima, mentre chi sprecava avrebbe speso molto di più (non mi pare sia successo: hanno spalmato indifferentemente su tutti le spese di gestione). in più si diceva che carniacque avrebbe risolto tutti i problemi “strutturali” di acquedotti etc. insomma, un mucchio di “bufulas” che avevano come unico scopo quello di creare un ente politico su cui scaricare tutti i problemi prima relegati ai comuni, e che sarebbe servito, appunto, come maglio politico. . se non sbaglio, ma ripeto vado a spanna, l’unico comune che si era fortemente opposto all’ ente fu Paularo. e tutti a dire: ecco i soliti bastian contrari. mi sa che ci avevano visto giusto.
Per forza che Paularo si era opposto… I contatori non esistono in questo comune, come a Paluzza e altri… Invece Carniacque, mi pare, abbia stabilito di fornire TUTTI i comuni di contatori, scelta giusta ed obbligata!!! Per quanto riguarda la discussione in consiglio comunale sull’oggetto, mi sembra che si siano dette un mare di bugie e di allusioni fasulle! Che poi Fasolino, persona rispettabile e sicuramente intelligente, abbia votato a favore di una mozione tanto inutile e demagogica mi fa davvero riflettere su quale sia il livello dell’opposizione tolmezzina!!!!
Il fatto è che oltre hai contatori, Carniacque doveva fornire un servizio migliore, di quello offerto dalla gestione dei comuni, senza un aumento delle tariffe. Invece si è dimostrato il contrario: comuni e loro frazioni che hanno problemi di approvvigionamento (vi ricordate del problema di Fusea e Cazzaso di quest’anno!), tariffe che sono aumentate più del doppio in comune di Tolmezzo (forse i contatori dovevano essere pagati!!). Oltre a ciò non vedo dove sta l’inutilità e la demagogia della mozione da me presentata. Non è certamente inutile cercare di capire, dagli interventi dei soggetti che amministreranno il comune per i prossimi 5 anni, come gli stessi si pongo di fronte a queste problematiche; in campagna elettorale si dicono tante cose ma le stesse si capiscono alla prova dei fatti. Non c’è niente di demagogico nella mozione perché tutto quello che è stato scritto è documentabile. L’unico neo è stato sottolineato da Riolino rispetto al decreto che ha emendato l’articolo di legge che regolamenta la messa a gara, pubblica e in favore dei privati, dei servizi idrici, che ancora sto valutando. La demagogia e l’inutilità sono di chi, con le proprie parole e i propri commenti scritti, non esprime niente; ne una sua opinione, ne una sua visione, ma si basta, dall’alto della sua sapienza insipiente, di giudicare chi cerca di far capire. L’unico scopo di costoro e non far sapere, non far conoscere, non far capire, parteggiare per la notte delle coscienze, riproponendo il gioco delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo.
condivido nonino. where is “demagogia”?
Sono andato, per curiosità, a vedere la sezione “management” del sito di carnia acque: http://www.carniacque.it/chi_siamo_management.html
Ma mi chiedo:com’è possibile che tra presidente, AD e consiglieri ci sia un solo laureato? Non che la laurea sia garanzia di competenza, per carità, ma in una società che dovrebbe essere gestita in ottica manageriale mi pare un po’ pochino… evidentemente prevalgono altre considerazioni, di carattere meno gestionale e più politico, nell’attribuzione degli incarichi!
L’articolo “ACQUE MOSSE” è decisamente interessante. Al lettore attento dà una visione complessivamente chiara del dibattito consiliare in quel di Tolmezzo. Complimenti all’autore che fornisce una distaccata rappresentazione dei lavori. E permette anche al Presidente di Carniacque S.p.A. di acquisire una serie di elementi molto interessanti circa le posizioni personali dei consiglieri tolmezzini rispetto ad argomenti che meriterebbero, da parte di alcuni, un livello di conoscenza decisamente più approfondito. Viene affermato che la società avrebbe un debito di 130.000 euro: forse quel consigliere allude al risultato dell’esercizio 2007. Egli dovrebbe sapere che quella perdita di esercizio era dovuta all’attribuzione ai comuni del 30% dei ricavi lordi delle bollette pagate dai cittadini, pari a oltre 900.000 euro. Nonostante le tariffe ferme da anni (mi riferisco alla bollettazione riferita all’anno 2008) nell’esercizio 2008 tale perdita è stata riassorbita ed è stato generato un utile d’esercizio di 25.000 euro dopo il pagamento delle imposte e la corresponsione ai comuni di ulteriori 875.000 euro. Il consigliere Fasolino afferma che “non esiste nemmeno il problema dei mutui passato dai comuni a Carniacque: “Gran parte sono garantiti dai contributi regionali””così almeno recita l’articolo riportando tra virgolette la dichiarazione del consigliere: da un esperto in contabilità quale è Fasolino mi sarei aspettato qualcosa di più preciso; infatti ciò che egli definisce un onere relativo (perché la gran parte, a suo dire, è garantita da contributi regionali) vale la bellezza di 830.000 euro, centesimo più, centesimo meno. Qualcun’altro condividendo Fasolino aggiunge che Carniacque è un luogo dove ci va “gente trombata nelle elezioni”: francamente non so di chi si parla, poiché nel consiglio d’amministrazione siedono alcuni Sindaci (gratis), un tecnico (l’A.D.) ed il Presidente che ha vinto tutte le competizioni elettorali alle quali ha partecipato (Comune, Provincia e Regione), e quindi, sinceramente non capisco quel linguaggio. Sul costi del Consiglio d’Amministrazione, posto che i Sindaci non riscuotono alcunchè, il sottoscritto Presidente per l’anno 2008 ha percepito esattamente 7.672 euro lordi, pari a meno di 5 mila euro netti. Ogni commento è superfluo. Sono convinto che l’esistenza di Carniacque eviterà che la gestione possa passare ai privati, sono altrettanto convinto che la società possa avere un futuro e possa riscuotere la fiducia degli utenti nella misura in cui gli amministratori pubblici dei comuni soci crederanno nel progetto e si faranno parte attiva nel migliorarne il servizio. Sono certo, anzi certissimo che la prossima primavera presenterò un bilancio solido, con il capitale intatto e con la formazione di un surplus che verrà accantonato a riserva. Sono altrettanto certo che se il comportamento dei comuni farà fallire il progetto di Carniacque l’acqua comunque scorrerà nei rubinetti delle utenze dell’Alto Friuli, comunque il refluo scorrerà nelle fognature, comunque l’acqua nera verrà depurata, ma il controllo totale del servizio passerà ai “foresti”, forse a Udine, forse altrove. E una volta ancora perderemo un altro pezzetto di sovranità nella gestione delle nostre risorse e degli investimenti conseguenti che già nel 2010 saranno nell’ordine di 4 milioni di euro.
dott. Renzo Petris, Presidente di Carniacque S.p.A.
Bisogna riconoscere al Consiglio Comunale di Tolmezzo il ruolo di traino, anche verso amministrazioni più reticenti, nel volere la nascita di Carniacque. E’ altrettanto indubbio che, con gli ultimi aumenti, ci siamo trovati in difficoltà nel difendere il ruolo e gli scopi di Carniacque. Sono mancate una serie di informazioni dirette della società ed, a tratti, la si è percepita più come male necessario che vera occasione di buona amministrazione di un bene fondamentale come l’acqua. La gente comune, con cui ogni giorni mi confronto, giustifica a stento qualsiasi aumento di tariffe e quando non ci sono informazioni sufficienti, la fanno da padroni i disfattisti cioè coloro che comunque è meglio distruggere che amministrare ed allora esce la responsabilità politica o meglio dei politici. In vista dell’approvazione della privatizzazione della gestione delle acque al Senato nei casi che risulti impossibile una gestione a partecipazione pubblica, se faremo fallire Carniacque perchè il Presidente è antipatico o di un certo partito, ci ritroveremo con una bella gestione totalmente privata. Dobbiamo fare le critiche che portano a migliorare l’attuale gestione, magari pretendere una programmazione triennale dei lavori e degli investimenti, creare uno sportello che recepisca le critiche al servizio e portare, con assiduità, all’interno di tutte le amministrazioni comunali interessate le informazioni richieste. Quindi, sperando che migliori, credo nella necessità che Carniacque continui a lavorare per mantenere la gestione delle acque in Carnia
Caro signor Petris (mi scuso perché non uso il dottore, ma purtroppo io sono uno di quei soggetti che ama l’umiltà, che non da molto peso ad un foglio, anche se filigranato e con firma di rettore, e che pensa debbano essere le persone ad appiccicare tali qualifiche quando ritengano i loro interlocutori degni di portarle) sarebbe bene che una società mista pubblica-privata, nel rispetto della trasparenza degli atti amministrativi, rendesse il proprio sito pubblico più aggiornato visto che alla pagina relativa ai bilanci siamo fermi al 2006. Comunque poco importa, perché sapendo della “perdita di esercizio” ma non dell’anno a cui era riferita non l’ho menzionato nella mozione. Perdita comunque c’è stata e anche se lei sottolinea, con cifre e percentuali, che la stessa è dovuta all’attribuzione DOVUTA, scusi la cacofonia, ai comuni, secondo accordi sottoscritti (mi corregga se sbaglio) questa saputa attribuzione poteva essere d’aiuto, per un buon amministratore, nell’atto di stesura di un bilancio preventivo e quindi nella conduzione amministrativa di una società, per ridurre o limitare a zero i danni, rendendo un consuntivo possibilmente a pareggio, (e scusi qui l’affermazione) se uno ci sa fare. Per quanto riguarda i mutui la sua risposta a Fasolino non chiarisce se esiste la copertura della regione per tali oneri. Sembra voler far intender con quel (…, a suo dire, …) che la cosa non sia così, ma sarebbe bene che spiegasse e facesse riferimenti documentati per supportare tale posizione, visto che lei è il presidente di Carniacque ed ha i documenti a disposizione. Parlando poi di costi, lei riferisce di aver riscosso, come da statuto, un lordo di 7.276 euro. Mi piacerebbe saper anche il rimborso delle spese che lei ha sostenuto per l’esercizio delle sue funzioni, come da statuto, perché spesso, nelle aziende simili a Carniacque, è quello un vero e proprio stipendio mensile (mi scusi per la presunzione ma non alludo minimamente a una sua cattiva fede, è solo per dovere di verità). In verità la nascita di Carniacque è stata preceduta da dichiarazioni che, intendendo l’entrata, in parte, del privato, nella gestione del servizio idrico, come un bene, portavano a presagire, con l’avvento di economie di scala e gestione unica degli acquedotti e delle depurazioni di tutti i comuni carnici e dell’alto friuli, miglioramenti nelle tariffe e nei servizi. E’ sotto agli occhi di tutti; articoli di giornali, voci di cittadini (lo chieda ad alcune vecchiete di Ovaro che ricevono da ben alcuni mesi solo un filo di acqua dai propri rubinetti), che la situazione non è così ed è ben lontana dall’essere quella che si vuol far credere. Le chiedo ora una conferma. Con la legge 133/08 si aprono le porte alla privatizzazione selvaggia dei servizi. Il DL 135, tramutato in legge, modifica la legge 133 distinguendo periodi diversi di messa in gara della gestione di questi servizi, legandoli alla forma giuridica delle società che in questo momento li gestiscono. Per Carniacque, società a partecipazione mista pubblica e privata, con selezione del socio avvenuta mediante procedure competitive ad evidenza pubblica, fa fede la data di scadenza della convenzione, il 2023. Pensa che la regione resterà immobile, facendosi scappare questa occasione di ingrassare le lobby dell’acqua a lei legate? Forse era meglio, come chiedevo io, di ritornare al pubblico, più vicino e più controllabile dai cittadini! Ultima cosa, ma questa la prenda come una battuta. Un principe delle elezioni come lei, così si dichiara quando allude alle sue numerose vittorie elettorali, perché è stato messo in disparte nell’ultima tornata elettorale? Forse per le sue dichiarazioni non troppo pro-montagna? Mi dia retta meglio essere trombati che non ben voluti.
Una piccola replica a Nonino Stefano. Non per rilanciare ma per specificare ciò che pubblicamente chiede:
1) la corresponsione ai comuni di 830.000 euro è al netto, aspetti… sì è esattamente quanto Carniacque riconosce ai comuni per oneri sui mutui da questi contratti dopo avere dedotto quanto essi ricevono a specifico titolo da altri (Regione e/o Comunità Montane e/o Provincia e/o altri soggetti); dal bilancio di Carniacque “escono”, per i mutui dei Comuni, 830.000 euro.
2) si chiede “Mi piacerebbe saper anche il rimborso delle spese che lei ha sostenuto per l’esercizio delle sue funzioni, come da statuto, perché spesso, nelle aziende simili a Carniacque, è quello un vero e proprio stipendio mensile”: presto fatto, Carniacque mi ha rimborsato il 2 febbraio 2009 la somma di 645,25 euro (tramite banca, quindi c’è traccia, stia tranquillo), a titolo di rimborso spese chilometriche da me sostenute nel corso del 2008. Punto, non c’è altro.
Sulle altre considerazioni non replico se non riaffermando che il servizio è semplicemente migliorabile. Sul fatto sostanziale ribadisco che Carniacque S.p.A. è stata costituita alla fine degli anni 90, per mantenere e non certo per perdere il controllo pubblico del servizio idrico integrato nei comuni dell’Alto Friuli che ne detengono la maggioranza assoluta. Carniacque è una società che fa capo ai 40 comuni dell’alto Friuli, non è il grimaldello dei privati per rubare l’acqua della montagna come reiteramente afferma qualcuno.
Carniacque S.p.A. è uno dei 5 operatori del Servizio idrico integrato della Provincia di Udine e nel proprio interno ha un partner tecnico che è anche socio di minoranza scelto con gara ad evidenza pubblica nel 1999 (AMGA Udine). Opera all’interno della convenzione stipulata con l’ATO Centrale Friuli. Essa tra l’altro pratica le tariffe più basse della provincia di Udine. Tariffe decise dall’ATO medesimo che è composto dai 136 Comuni della provincia che decidono investimenti e tariffe. Peraltro nella riscrittura dell’art. 23 bis appena passata al Senato, grazie ad un emendamento voluto dalla Finocchiaro e votato anche dal PD, con l’obiettivo di mettere dei paletti agli intenti di privatizzazione del servizio, si riafferma il sacrosanto principio della “piena ed esclusiva proprieta` pubblica delle risorse idriche, il cui governo spetta esclusivamente alle istituzioni pubbliche, in particolare in ordine alla qualita` e prezzo del servizio, in conformita` a quanto previsto dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”. Cosa che in Regione è sempre stata fatta: questi sono i fatti provati il resto affermazioni senza riscontro. Sulle asserzioni che toccano la mia persona non rispondo, sarebbe fuori luogo e comunque non ne vale la pena.
dott. Renzo Petris – Presidente di Carniacque S.p.A.
Grazie per la risposta. Solo una cosa non capisco. Ha eluso di confermare quello che ho spiegato nel mio commento, cioè se è vero che la convenzione di Carniacque scade nel 2023 (DL 135/09). Non ho capito se con la frase: “..questi sono fatti provati il resto affermazione senza riscontro”, vuole intendere che non esiste il DL o non lo conosce. Se vuole glie lo faccio avere io. Per le asserzione, mi sono uscite spontaneamente nel momento in cui ho letto: “…il Presidente che ha vinto tutte le competizioni elettorali alle quali ha partecipato (Comune, Provincia e Regione)…”. Non me ne voglia.
Mi pare che le risposte di Petris (che, sia detto en passant, dopo 2 legislature in Regione ha ceduto il posto, come dovrebbe avvenire sempre, ad altri rappresentanti dell’Alto-Friuli e non è stato trombato o “messo in disparte” come dice Nonino) siano esurienti e convincenti … per chi le vuole capire. L’astio personale di qualcuno nel Consiglio comunale non mi pare porti da alcuna parte. Non si vogliono i privati a gestire il servizio, ma poi si vorrebbe che gli amministratori NON siano dei politici, “vil razza dannata”! L’importante è verificare COME gestiscono e non se appartengono a un partito o all’altro. Petris non ha bisogno di difensori, ma è bene sapere che è la stessa persona che ha promosso la costituzione della Società mista, insieme ad altri si intende. Purtroppo è un “carnico” e si sa che tra “parenti” ci sono sempre le solite diatribe: forse sarebbe stato meglio un udinese o un veneto!
Preciso per Paularo. A non aderire a Carniacque in prima battuta è stato l’ex Sindaco Tiepolo, il quale, dopo aver ricevuto 2 milioni di Euro per l’acquedotto nel 2004, li ha lasciati “marcire” in quanto il Comune non avrebbe potuto sopportare l’onere del mutuo (il 30% di 2 milioni, vale a dire 600.00 euro da addebitare alle tariffe dei suoi cittadini). Così, caduto Tiepolo, il Comune di Paularo, tramite l’allora Commissario aderì anche se “fuori tempo”, decisione confermata dall’attuale Amministrazione, che così potrà avere il nuovo acquedotto grazie al contributo degli altri Comuni aderenti a Carniacque (non è l’unico Comune ad avere tale possibilità).
Trovo per lo meno stupefacente l’affermazione di Fasolino, riportata da Brollo e cioè che “Secondo Fasolino bisognerebbe che l’ente si limitasse ad intervenire solo con opere coperte dai ricavi delle bollette e non che prima spenda in lavori da “finanziare” in seguito attraverso le bollette. In parole semplici: guardare cosa ho in cassa e spendere di conseguenza per le opere” E’ il tipico ragionamento del ragioniere e non dell’amministratore pubblico o del politico: a mio parere si dovrebbe partire dalle esigenze dei cittadini e cercare di risolverle, magari ricercando le risorse. Sono scelte di cui il politico si assume naturalmente la responsabilità, rispondendo ai “soci”, che in questo caso, è bene ribadirlo per l’ennesima volta, sono in stragrande maggioranza i Comuni dell’Alto-Friuli.
Comunque complimenti per l’ottimo servizio reso dal sito.
saluti
Pasquale D’Avolio
Come sempre stimolanti i commenti di D’Avolio (complimenti per la lettera di ieri sul Messaggero, lucida e chiara; condivido dalla prima all’ ultima parola).
Vorrei però difendere il senso del mio intervento, che rileggendo, lasciava adito a diverse interpretazioni (su Paularo). In realtà non conosco i retroscena e l’ ho detto chiaramente. Il mio intento era di trasmettere i miei dubbi circa il fatto che tutti i comuni, tranne Paularo (per motivi suoi, ma non era questo il punto) hanno accettato, molto velocemente, a scatola chiusa, Carniacque, ente calato dall’alto. Nessun dubbio, nessuna domanda. Strano, tutto qui.
La cosa più grave, secondo me, è che le promesse fatte, e che io ho udito perché presente a quel convegno, non sono state mantenute. Non conosco i motivi e quindi non mi sento di criticare l’ uno o l’altro amministratore, non è mio compito; fatto sta che qualcosa non ha funzionato. Almeno così la penso io, da esterno e semplice fruitore di un bene che era di tutti, e di qui a poco non lo sarà più.
Altro discorso è quello di Nonino, che ipotizza la privatizzazione dell’ acqua. Sarò cinico e disilluso, ma la penso esattamente come lui. L’acqua è e sarà sempre più l’oro del nostro tempo. E per impadronirsene ci sono società, già attive, pronte a tutto. Le centraline disseminate sul nostro territorio carnico stanno lì ad ammonirci sul futuro che ci aspetta se continueremo su questa strada: hanno svuotato i nostri fiumi e deturpato il nostro ambiente, strafregandosene del deflusso minimo vitale, senza offrire, tra l’ altro, congruo tornaconto alle comunità (ai comuni queste benemerite società promettono percentuali ridicole del fatturato, quando va bene, e l’ energia elettrica non mi sembra costi meno, anzi).
Dubito che Carniacque non faccia gola ad alcuno.
Pungolo Brollo: su questo tema mi piacerebbe che il suo bellissimo blog apra un dibattito. Perché nessuno parla delle centraline?
oggi in parlamento si vota la legge sulla “liberalizzazione”(sì, liberalizzazione per qualcuno) dell’acqua. staremo a vedere.
Caro (se me lo permette) Pasquale, quando si commenta è bene parlare in prima persona, quindi lasci, a coloro che leggono, la possibilità di farsi un’idea personale senza essere depistati da quelle frasi sibilline (“…per chi le vuole capire…”) che vogliono dire tutto e il loro contrario. Sappiamo leggere numeri e comprendere parole quindi non ci imbocchi come fossimo bambini. Parlando per me, quindi, non c’è alcun astio nei confronti del sig. Petris e, purtroppo o per fortuna, non sono un “carnico” e quindi un “parente”, come lo intendete lei; aggiungo, inoltre, che non mi posso considerare tale neanche da un punto di vista politico, io provengo da un’altra “famiglia”. Ma una cosa sono, un cittadino che ha sentito le parole, a questo punto sprecate, spese nel decantare il “mondo meraviglioso” del nuovo servizio idrico gestito da Carniacque e che si è rivelato, alla prova dei fatti, un miraggio. Non ho mai creduto che la gestione comunale fosse la migliore, basta vedere quello che è stato fatto a Paularo, ma, di questa cosa ne sono certo, il controllo sulla gestione era diretto da parte dei cittadini, i quali potevano o avrebbero potuto far opera di pressione nei confronti delle amministrazioni comunali inadempienti. Se questo controllo è stato o non è stato esercitato poco importa, le ricadute, positive o negative, le hanno subite i cittadini del comune interessato dalle inadempienze gestionali. Con Carniacque non è così, tutti i cittadini di tutti i comuni concorro con la tariffa alla gestione del sistema idrico integrato, quindi al finanziamento delle opere di miglioramento dei servizi idrici dell’intero territorio montano. Cosa lodevole, questa, perché tenta di far diventare un problema di pochi come un problema di molti, facendo leva su quella sussidiarietà orizzontale fra cittadini di territori limitrofi, ma questa “solidarietà” è stata sottaciuta, prima, durante e dopo la nascita di Carniacque S.p.A., e quindi mal sopportata. Oltre a ciò, anche la formula societaria ha le sue colpe. Una società per azioni, anche se ad azionariato misto, deve avere un occhio di riguardo per i propri azionisti e spesso gli interessi degli azionisti, anche se alcuni di essi sono delle amministrazioni pubbliche, divergono, in questo caso, dagli interessi dei cittadini. Qui dovrebbe intervenire il buon amministratore pubblico, nel nostro caso il politico (il privato non lo contemplo perché è un buon amministratore quando fa profitto e nel nostro caso stonerebbe, non siamo ancora in Bolivia), a tutelare gli interessi dei cittadini come dice lei partendo “..dalle esigenze dei cittadini..”, cercando “..di risolverle, magari ricercando le risorse..”. Quali sono, nel caso dei servizi idrici, le esigenze dei cittadini? Che il servizio sia un buon servizio e che la tariffa non cresca, perché l’acqua è un bene primario, è un diritto vitale e non si può speculare su esso. Trovo poi il ragionamento che fa sulle parole di Fasolino al quanto “fuori stagione”. Premetto che non sono per l’economicità “tout court” delle azioni amministrative, ma un po’ di attenzione ci vuole. Se i politici avessero usato anche di un po’ del “..tipico ragionamento del ragioniere..” forse la nostra Italia e i nostri territori non sarebbero così malandati finanziariamente e forse noi, e i nostri figli, non avremmo eredito quel debito che una classe politica ci ha lasciato in anni di gestione amministrativa, stracciona, incompetente, affaristica e lobbistica, della cosa pubblica.
Caro Stefano (possiamo darci del tu?)
intanto quando parlavo di “astio personale” nei confronti di petris non mi riferivo a te, come non c’è niente di “sibillino” nella frase “… per chi vuole capire”. Ci sono persone che, per pregiudizi o preconcetti, davanti ad argomentazioni ineccepibili … non vogliono capire! E ancora una volta non sei tu. Quanto alla “famiglia” da cui proveniamo, mi sembrava evidente che mi riferissi alla “sinistra”, alla quale io ritengo di appartenere (non è anche la tua?).
Ma non vorrei che diventasse un dialogo tra noi.
Il punto vero è se conviene affidare i servizi pubblici (trasporti, mense, piscine ecc.) a privati o devono essere gestiti direttamente dell’Ente pubblico. Il nostro ordinamento giuridico prevede l’affidamento ai privati o a società miste di tanti servizi (comprese le derivazioni idroelettriche, il gas, l’elettricità) “a determinate condizioni” che dovranno essere stabilite dall’enete pubblico. E’ un bene, è un male? Bisognerebbe in questo caso spogliarsi delle ideologie: lo Stato come gestore non ha dimostrato di essere sempre all’altezza. I privati, si sa, mirano al profitto (ci mancherebbe!) ma non per questo operano sempre contro gli interessi dell’utente. Sta al pubblico, ai cittadini, vigilare, controllare e ,se occorre, opporsi alla semplice logica del profitto. Spero tu non prenda questa mia come una “lezioncina”: è l’effetto della nostra Costituzione, che, come ben sai, non è una Costituzione “socialista”.
Quanto alla necessità di garantire l’economicità (io aggiungo l’equità e le pari opportunità) e ai guasti prodotti da una gestione pubblica inefficiente del denaro pubblico, sfondi una porta aperta. Gli elettori e i cittadini purtroppo dopo decenni di malgoverno evidentemente non l’hanno ancora capito.
comunque il tempo dirà chi aveva ragione. la legge è passata, come era ovvio. in giro per il mondo, però, i privati e la privatizzazione dell’acqua ci sono già. e il suo verdetto è unanime. vedi, es, bolivia e sud america, e non solo.
Non conosco approfonditamente i diversi aspetti di “Carniacque” (soprattutto politico-societari) che sono stati affrontati nell’articolo di Brollo e nei successivi commenti. Quindi, in mancanza di dati, evito di addentrarmi nella questione, esprimendo il mio apprezzamento per le informazioni che il blog ha fornito ai lettori su un argomento così intricato.
Vorrei tuttavia approfittare di questo spazio per manifestare la preoccupazione, a seguito della fiducia accordata di recente al Decreto Ronchi, per quanto l’oscuro presagio della privatizzazione dell’acqua vada assumendo (in modo lesto e surrettizio) sempre maggiore concretezza.
Di fronte a tale aberrante possibilità, auspico che la cittadinanza e la politica si attivino (ognuno con i mezzi a propria disposizione) affinché un bene primario come l’acqua non diventi oggetto di una pericolosa (per molti) e redditizia (per pochi) mercificazione; e in un’ottica di prospettiva, restando nel nostro piccolo, affinché in tal senso non si assista impotenti a futuri e controproducenti sviluppi per la Carnia, figli di una concezione della montagna intesa come “zona di passaggio”, sia di opere che di risorse. Tutto transita, poco o nulla resta, se non i danni ambientali (SADE docet).
A riguardo, rilancio lo stimolo (letto in uno dei precedenti commenti) per una discussione sul tema delle centrali idroelettriche (perché, in un modo o nell’altro, sempre di acqua si tratta…), proponendo “da profano” della politica qualche spunto di riflessione: 1) Chi gestirà il notevole patrimonio delle centrali idroelettriche di proprietà della Comunità Montana della Carnia? Un soggetto pubblico, una società misto pubblico-privato, o un privato tramite appalto? 2) Quanti facoltosi privati si preparano ad investire sul redditizio business idroelettrico rischiando di lucrare sui beni della cittadinanza (acqua, torrenti e territorio circostante)? 3) I nuovi progetti di centrali idroelettriche rispondono a criteri di rispetto ambientale (vedi, ad esempio, minimo deflusso vitale)?
Preciso che tali dubbi non derivano da pulsioni “estremistico-ambientaliste” o da istinti NIMBY, ma solo dalla speranza che gli interventi che hanno luogo sul territorio seguano logiche di buonsenso e non di mero lucro (o di ripianamento/arrotondamento di cassa, quando a promuoverle sono gli stessi enti pubblici). Il fattore della sostenibilità ambientale credo infatti debba essere un argomento essenziale di discussione all’interno di ogni amministrazione comunale il cui territorio si trovi coinvolto in simili progettualità. Per il presente e, soprattutto, per le future generazioni.
Intanto, mentre il dibattito sull’acqua imperversa, leggo che un’amministrazione comunale della Carnia si è fatta promotrice di una raccolta firme contro la sentenza europea sul crocifisso. Forse, una volta tutelato il simbolo religioso, si penserà anche all’aspersorio, onde evitare che l’acqua troppo cara o scarsa disagevoli o disincentivi le benedizioni. Detto questo, non voglio in assoluto entrare nel merito di tale discorso e delle (diverse quanto rispettabili) posizioni esistenti a riguardo; e benché meno esprimere un giudizio sugli amministratori in oggetto, sul cui impegno non nutro sostanziali perplessità. L’esempio, può solo servire a ragionare su quali debbano essere le priorità degli enti pubblici in determinati tempi e contesti.